martedì 3 febbraio 2026

Recensione filati e altre futilità: imparando sferruzzando

Mentre aspetto che la schiena mi dia un po’ di tregua (punture di cortisone e via, dovrebbe risolversi finalmente) sferruzzo un po’.


Queste sciarpette piccole facili e molto carine una volta indossate, mi hanno dato modo dì imparare qualcosa ancora, come disfare e recuperare ferro o una maglia caduta e ad esercitarmi nella postura delle mani fino a trovare la mia ideale (che non ho ancora trovato ma arriverà).


Sto cercando di uniformare la tensione del filo per avere una trama uniforme, che per me al momento è la cosa più difficile.


Ho provato dopo tanti anni a ordinare del filato su Tessiland, qualche gomitolo fra i pregiati per fare le sciarpine ai ferri, poiché a me l'acrilico proprio non piace. Non mi piace la sensazione al tatto e non mi piace la sensazione all'indosso, per quanto di buona qualità.
A differenza del passato, Tessiland è dal mio punto di vista piuttosto cara, senza praticamente mai offerte, ma hanno una soglia bassa di minimo d'ordine senza pagare le spese di spedizione, da qui la scelta, incuriosita anche dalle recensioni.


Per ora ne sto testando due.
Il famoso Roxy (5% Lana 5%Viscosa 52%Poliestere 38%Acrilico dal peso di 50 grammi per una lunghezza di 125 metri, prezzo al gomitolo 3,50 euri, troppo per un acrilico) che ho scelto nella versione nero screziato d'oro.
E' molto peluscioso, il colore è bellissimo e scorre molto bene sull'uncinetto, naturalmente indisfabile, è maledettamente difficile recuperare un errore o cambiare idea. E io mi sono resa conto che per fare la sciarpetta bonton un gomitolo non mi basterà mai e sono dunque costretta a prenderne dell'altro. Questo succede quando si parte a bomba senza usare il neurone e senza un piano, cosa che faccio spesso.
La resa estetica è davvero molto bella ma io fra le mani sento la plastica, come dicevo personalmente non lo trovo piacevole. Per me il piacere di un lavoro manuale, qualunque sia, sta nel percorso e quindi non lo userò più. Però sono sensazioni molto personali, qualcuno potrebbe trovarlo al contrario molto piacevole.


L'altro che sto lavorando è invece un bellissimo filato e sto parlando del Mark, fra i più pregiati del sito e recensito sempre molto bene. E' composto dal 90% di lana merinos superwash e 10% seta tussah, 50 grammi corrispondono ad una lunghezza di 120 metri. Il prezzo è altissimo, un gomitolo costa 4,5 euro, ma in questo caso è adeguato. Certo, per fare un maglione XL non basta un rene, ma un paio di gomitoli non mi manderanno sul lastrico. Quando nella prossima vita sarò diventata una magliaia provetta potrei tentare l'azzardo.

L'ho scelto nella colorazione bianco e melanzana, che è bellissima e molto nelle mie corde, ma è un filato pro. Non è molto ritorto, rilascia molto peletto già durante la lavorazione e tende a separarsi come se non ci fosse un domani, il colore scuro non si vede sui miei ferri, anch'essi scuri e io sono una novellina.

Fortunatamente non ho ancora sbagliato perchè la vedo dura tentare un recupero in una trama dove non si vede un accidenti. Di contro la sensazione tattile è bellissima: scivola fra le mani, è morbido e confortevole, non punge.


Mi sto coccolando mentre, costretta a letto, lavoro la mia sciarpetta e visto che devo recuperare il gomitolo mancante di Mark, di questo ne prenderò ancora un pochino.











domenica 6 luglio 2025

Migrant Mother: di migrazioni e ingiustizie storiche.

Con Ali ho visitato la mostra di Dorothea Lange presso il Museo Diocesano di Milano. La mostra si sviluppa attraverso 140 di scatti ed è incentrata su due grossi nuclei di fotografie.
Il primo è quello in cui racconta delle drammatiche condizioni vissute dai lavoratori agricoli fra il 1931 e il 1939 nelle aree centrali del paese, colpito da siccità e dal fenomeno del Dust Bowl, le tempeste di sabbia raccontate anche da Steinbeck in Furore. Aderendo con il suo futuro marito al programma governativo Farm Security Administration, riuscirà a viaggiare e a raccontare le condizioni di vita estreme di questi lavoratori, lo sfruttamento, la segregazione razziale. Avrò visto centinaia di volte il suo scatto più famoso di questo periodo, Migrant Mother, ma è sempre un pugno nello stomaco, soprattutto calato all'interno di una mostra che racconta scatto dopo scatto la disperazione di questa gente.
L'altro importante nucleo di fotografie riguarda una brutta pagina della storia americana (l'ennesima), ovvero l'internamento dei cittadini americani di origine giapponese nei campi di prigionia in seguito all'entrata in guerra degli Stati Uniti con il bombardamento giapponese di Pearl Harbor, nel 1941.
Una crudeltà inaudita, figlia del razzismo nei confronti delle popolazioni asiatiche, poiché nè italiani nè tedeschi subirono lo stesso trattamento e l'avversione verso gli asiatici ha radici più antiche.
Si tratta di uomini, donne, anziani e bambini strappati alla loro vita e alle loro esistenze di cittadini americani a tutti gli effetti che verranno deportati nelle aree più interne, desertiche e inospitali del paese. Verranno risarciti per questa orribile ingiustizia solo decenni più tardi, con le scuse ufficiali del governo americano e una somma in denaro.
La Lange e il marito lavoravano comunque su incarico del governo ma a causa del forte dissenso di entrambi rispetto alla faccenda, di questi scatti verrano fortemente ostacolati, vagliati e intralciati e secretati dall'esercito e dopo una breve esposizione di una manciata di scatti nel 1972, vennero completamente dissequestrate solo nel 2006.

All'interno della mostra è visionabile il documentario della durata di circa un'ora "DOROTHEA LANGE, Catturare la luce", facilmente reperibile su RaiPlay.


Al secondo piano invece è visitabile la SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS 2025, vista anche lo scorso anno e sempre molto interessante.
Assolutamente trascurabile la formula mostra + aperitivo, quest'anno non ne vale assolutamente la pena.















mercoledì 14 maggio 2025

Un orto nel bosco, o l'arte di sgusciare i piselli

Ci sono gesti che sono catartici, che ti riportano ad una dimensione di benessere e felicità assoluta che è quella del ricordo. La mente abbellisce i ricordi, li rende paradisiaci.

Sgusciare i piselli. Guardando le foto d'archivio di Facebook ho scoperto che l'ho fatto anche lo scorso anno nell'orto di mio padre, ieri come oggi.
L'ho fatto per tutta l'infanzia, come dice mia figlia Alice sono una pro quando si tratta di sgusciare i piselli.
Ho il ricordo vivido di questo gesto nell'orto di mio nonno materno, un vero paradiso in mezzo al bosco. Ci si arrivava con una camminata sterrata che costeggiava un campo di granturco e lungo il percorso raccoglievamo le fragoline selvatiche che lui mi aveva insegnato a riconoscere fra quelle non buone.
Oggi non esiste più niente di questo pezzo d'infanzia felice: nè orto, nè campo, nè fragole.

Era un orto terrazzato che lui aveva abbellito con aiuole di fiori e staccionate e gradini di legno. In cima aveva costruito un capanno, sempre in legno, e aveva costruito un tavolo e alcune panchine, ricordo disegni alle pareti e una piccola biblioteca. Mio nonno era un uomo vigoroso, forte e sempre attivo e curioso di tutto, che amava riposarsi leggendo instancabilmente.

Penso che per me sia stato un imprinting di arte, natura e libri.
Me che sguscio piselli, me che leggo in silenzio accanto a lui all'ombra di un capanno nel bosco o in camera sua.



lunedì 5 maggio 2025

Rose is a rose is a rose is a rose. L'Alveare di Margaret O'Donnell, impressioni.

 L'alveare di Margaret O'Donnell.

"Dopo essere salito al potere accusando le donne di aver portato il paese alla catastrofe economica per aver occupato posizioni professionali destinate agli uomini, il dittatore Gorston getta le basi di una nuova società che si fonda su due pilastri: l'ossessione per la maternità e la disumanizzazione femminile."
Durante una delle mie scorribande in libreria a caccia di roba buona mi sono imbattuta in questo libro, a colpirmi il titolo e la copertina.
Poche righe lette di trama, quelle sopra, l'ho scaricato sul kobo e ho iniziato a leggerlo fino a quando non l'ho finito. Penso proprio che acquisterò la copia cartacea.
E' un libro scorrevole che si legge in una manciata di ore, che precede di cinque anni l'uscita de "Il Racconto dell'Ancella" di Margaret Atwood, con il quale condivide la tematica di fondo e in parte la trama. E' l'unico romanzo pubblicato da Margaret O'Donnell, attivista irlandese per i diritti civili ed è considerato uno dei capisaldi della narrativa distopica femminista.
Dal punto di vista della concretezza, il modo in cui si attua questa dittatura è lacunoso e carente, mi ha creato più di un interrogativo, ma penso che il punto di vista dell'autrice mirasse alle idee più che alla solidità di questo mondo possibile, e in questo senso il libro è solidissimo.
Non solo da un punto di vista femminile, ma quando si interroga sulle motivazioni che spingono persone apparentemente pacifiche, normali, e pensanti a rinunciare a qualunque capacità di raziocinio e sostenere l'instaurarsi di una dittatura con tutto quello che di terrificante ne è conseguenza. Sarah, la nostra protagonista si chiede come sia possibile che una democrazia vecchia di secoli possa diventare una dittatura. Me lo chiedo anch'io.
I regimi dittatoriali non nascono come funghi dal giorno alla notte, sono semi corrotti che si insinuano nella coscienza collettiva e che ad un certo punto germogliano dando vita a terribili storture e hanno sempre, SEMPRE, la motivazione di un "nemico" comune da combattere nel loro DNA. I semi bacati di questa epoca hanno una forma chiarissima, eppure sono diventati normalità e io ne sono costernata.
Nel caso di questo libro il "nemico" sono le donne, uno dei temi caldi di questo disgraziato periodo storico, ma secondo il mio modestissimo parere la forza del racconto è che sposta il punto di vista ad una visione molto più ampia. Non a caso, nella trama e nella causa, sarà un uomo ad essere di vitale importanza.
La salvezza, in questo libro come nella realtà storica legata alle tante dittature che si sono susseguite senza sosta, sta nella stilla di consapevolezza che ad un certo punto esplode, e nel fronte comune. I regimi hanno SEMPRE una data di scadenza che però passa attraverso il dolore, la repressione di ogni diritto, la ferocia, il sangue, la sofferenza. Pensateci, quando decidete di sostenere personaggi abominevoli che cercano di minare i diritti di qualche minoranza accampando scuse accattivanti, perchè quella minoranza potreste essere voi o chi amate.
Questo libro è del 1980, eppure suona tremendamente attuale. Felice di averlo letto.
ps: mi ha intrigata il parallelismo fra il meraviglioso giardino di rose di uno dei protagonisti con le donne vessate e ridotte in schiavitù. Un giardino che non ammette imperfezioni, pena la distruzione della rosa macchiata o semplicemente invecchiata. C'è tanto della società odierna in questo libro, proprio tanto.



giovedì 7 novembre 2024

Impressioni di volo

 I soffioni sono stati per lungo tempo uno dei miei soggetti preferiti nelle mie scorribande a piedi per i campi della Brianza velenosa. L'unico scopo di queste scorribande è tuttora ed è sempre stato quello di stancarsi fino a mettere un freno all'irrequietezza montante, la voglia di altrove. Guardare le cose da un mirino mi permette di focalizzare l'attenzione e rimettermi insieme.

Dicevo, un bellissimo soggetto. Ho sempre amato questa impressione di volo, la libertà assoluta dell'andare via con un moto casuale e germogliare nei posti più impensati senza un perchè o un disegno.
Sono felice del mio ritorno alle foto, pur con una macchina con la quale non sto facendo pace. Mi ci vorrebbe un obiettivo decente, ma in tempi di carestia ci si accontenta.
E' l'atto di scattare, e non il risultato, la mia libertà.



sabato 19 ottobre 2024

Ancora dieci minuti

Oggi non devo lavorare, il dottore è andato a raccogliere le olive in Sicilia, ha promesso di portarmi un cannolo ma sicuramente se li mangerà tutti lui.

E così stamattina il risveglio è lento, lentissimo: ho un miliardo di cose da fare, da sistemare, da riorganizzare. Una valanga di problemi che aspettano una soluzione, ma se aspettano sull'uscio della mente per dieci minuti ancora non morirà nessuno.
Mochi sembra cogliere la lentezza, a differenza del solito è calma e affettuosa anche lei, probabilmente sa che non uscirò di casa e insieme godiamo del tepore del letto, del profumo della lana che sto lavorando all'uncinetto, di cieli color perla.

L'autunno perfetto.
Ancora dieci minuti.



mercoledì 16 ottobre 2024

Pecore di cotone

 29/09/2024

Chi mi conosce sa che lo sguardo punta sempre al cielo, il cielo è una calamita. Ho foto e foto e foto su foto di cieli: colorati, luminosi, incazzati, nuvolosi, azzurrissimi, grigi, con fulmini, con arcobaleni, stellati…

Oggi è cosparso di fiocchetti che sembrano pecore di cotone, ma il cielo non aspetta nessuno, se ti distrai un attimo cambia forma e tu non ti ci raccapezzi più. Dov’è finita la mia nuvola?

Perso un treno, si cerca un parco si punta lo sguardo in alto; mentre il cielo muta forma in un gioco continuo di vapore e luce, il tempo vola e ne passerà un altro.




giovedì 3 ottobre 2024

Il colore delle foglie d'autunno che si fa borsa.


Nuovo progetto di borsina con rete canvas presagomata, una delle tre che avevo acquistato in una delle scorribande fieristiche con Claudia.

Anche questo unico gomitolo di lana è un acquisto fieristico, ho perso l'etichetta durante il trasloco e non so di cosa è composto ma ricordo che era di buona qualità.
Scelto senza un perchè, con la vaga intenzione di farne un scaldacollo; mi piaceva molto il colore che richiama quello delle foglie appena all'inizio dell'autunno, verdi appena screziate di bordeaux e marrone, con fili sottilissimi d'argento che mi ricordano la brina mattutina.
Insomma, adatto alla stagione ma poco adatto al tipo di lavoro, tende ad aggrovigliarsi molto e a stressarsi nei passaggi attraverso la rete, anche se l'effetto un po' pelosetto non mi dispiace affatto.



Dopo aver completato la struttura con un punto semplice ma secondo me molto bello, sono indecisa sulla fodera. Delle stoffe che avevo tenuto ho pescato queste tre, due in raso e una in cotone sempre acquistata in fiera. Alla fine ho optato per il cotone, che trovo più adatto e carino.
Il manico penso di realizzarlo sempre in lana se l'effetto sarà armonico.
In tutto questo, una Mochi indiavolata ha tentato di rubarmi l'ago da lana, le forbici, il gomito e ha deciso che la mia borsa è un ottimo tiragraffi. Mentre scrivo sta azzannando la stoffa.
Lei prima o poi diventerà uno stufato.








domenica 1 settembre 2024

Welcome back, September!

 

Ha un po' di anni questa playlist, era fra le mie cose ammuffite e un po' abbandonate che hanno bisogno di prendere aria, in attesa dei colori sfavillanti dell'autunno.

Settembre mi insegue minaccioso con le sue scadenze e la sua realtà, ma per almeno per oggi io corro più veloce.
Intanto che me l'ascolto e le do un'aggiustata faccio viaggi immaginari e meravigliosi in posti che non vedrò mai, ad esempio sono fissata col Monte Roraima, se fossi giovane, con la testa di adesso e se avessi fatto altre scelte di vita...mannaggia.

Ma ho molta fantasia, mi vedo lì sopra fra le nuvole mentre mi rigiro un bellissimo cristallo di quarzo fra le mani, poi lo poso per fotografare una cascata. E' un'immagine vivida che basterà, con ste gambe e con sto fiato posso ritenermi fortunata se parto alla scalata di Montevecchia senza accasciarmi.
E faccio piani da spiantata per quest'ultima giornata di ferie: cose da fare e mondi da vedere se non hai un euro.
...mo ci penso.
Welcome back, September!

Una borsa di farfalle in volo




L'imperativo che mi sono data a partire da questo lungo agosto è di portare a termine un po' di lavori lasciati in sospeso per esasperazione, per mancanza di tempo, per mancanza di voglia.

Questa borsa è uno di quei lavori: iniziata poco prima del trasloco e piantata lì per tutti i motivi sopra citati. 

Avevo acquistato questa rete canvas sagomata a una fiera perchè avevo visto in rete una borsa realizzata con questo motivo e mi era piaciuta molto. Ovviamente l'ho iniziata a caso come al solito, senza un progetto preciso, per poi a lavoro iniziato cercare in rete un tutorial. Col senno di poi l'avrei realizzata in un altro modo, ma ormai a lavoro inoltrato ho deciso di proseguire per poi ritrovarmi a disfarne metà. La lezione non l'imparo proprio mai.

 

Nel tutorial si usava un filato molto più comodo da lavorare e adatto rispetto a questo filo di lino grezzo e filo lurex dorato che si ingarbuglia e si distrugge ad ogni passaggio con l'ago e che in realtà non copre perfettamente la rete, ma a me piaceva proprio questo perchè ha un aspetto si grezzo ma molto fine ed elegante.
Il motivo a rombi nei punti difficili veniva semplificato tantissimo, in pratica veniva usato solo nella parte lineare centrale. Perchè il punto non è difficile in sé, è difficile eseguirlo in modo coerente seguendo la sagoma. L'ho fatto comunque, perchè sono testarda e perchè amo complicarmi la vita ma il risultato mi piace molto, risulta più lineare.


Poi ho deciso di contornarlo all'uncinetto, usando un filo sempre in lino grezzo ma più sottile, il fatto che non scivoli sull'uncinetto mi ha distrutto le mani ma questo tipo di rifinitura da un'aspetto più completo alla borsa.
Mentre oggi sistemavo un po' di roba recuperata dal trasloco ho trovato questa stoffa in tela di cotone a trama rada, con motivi a farfalla presa sempre ad una fiera e una chiusura sempre a forma di farfalla che ci sta benissimo. Abbinerò alla borsa una tracollina in metallo dorato lucido come la chiusura, recuperata sempre negli scatoloni di materiale di vario tipo trovato seppellito negli scatoloni.


Una volta terminata la borsa, prima di chiuderla ai lati ho preparato la fodera con la tela di cotone, rifinendola ai bordi con un punto zigzag, l'ho imbastita seguendo le linee curve e poi ho deciso di cucire la fodera a mano con punto invisibile, operazione non semplicissima, ma incollarla come ho visto fare nei tutorial mi spiaceva, se posso evito la colla preferendo un lavoro lungo ma più stabile e ben rifinito.



La chiusura è avvitata e rimane a vista, è carina ma metterla è stata un'impresa, purtroppo ho solo questa e mi piace il richiamo con la fodera.
I ganci per la tracolla sono troppo grandi ma questo passava il convento, se mai avrò la pazienza di rifare il lavoro li sostituirò.

Per adesso direi che basta, ci sono difetti e io li vedo TUTTI, ma posso ritenermi soddisfatta, è proprio carina!








giovedì 22 agosto 2024

Di ricami, lune e scatoloni




🎧
 Bat For Lashes - Two Suns


Mi sono alzata all'alba, come sempre, e c'era questa luna che giocava a rimbalzare su una nuvola, mi ha fatto venire in mente la canzone di un album del 2009 fra i miei preferiti, dedicato alla dualità. Un bellissimo ricamo sonoro delicato, ombroso, pulsante. Come me.

Le scatole in corridoio mi ricordano e mi riportano ai miei doveri.
Ieri ho iniziato qualcosa che sto rimandando da un anno, ripulire il box pieno di roba avanzata dal trasloco. Strapieno, fino all'orlo di cose che non ho il cuore di buttare, costretta dalla mancanza di spazio.
Cianfrusaglie, ricordi, inutilità, pezzi di cuore. E adesso che qualche pezzo di cuore l'ho buttato c'è spazio almeno per passare e per rinnovare con nuove inutilità.
Ho recuperato un vecchissimo manuale di ricamo del 1993, supplemento di una rivista che ogni tanto mia madre comprava per sé, Benissimo. Puzza un po' di muffa, ma non l'ho eliminato.
I primi rudimenti del ricamo li ho imparati da mia madre e poi ho fatto da me, proprio con questo piccolo libricino, intestardendomi e perdendo la vista.
Lo avevo piantato lì per qualche motivo questo ricamo eseguito con seta da occhielli coloratissima, forse qualcosa non mi aveva soddisfatta e io pretendevo molto da me stessa, ero capacissima di disfare ore di lavoro più volte fino a raggiungere un livello che per me era accettabile.
Adesso sono meno feroce: lo terminiamo, Isa, vero???  
Al solito, mille modi per distrarsi da quello che va fatto.
Ma lo finisco, giuro.






Mille modi per perdere tempo, o di agende sgangherate

 Mille idee per ammazzare il tempo e dove trovarle.


Quando si tratta di perdere tempo, buttare tempo, cazzeggiare in inutilità e procrastinare cose importanti da fare, me non mi batte nessuno.
Sono una procrastinatrice folle che immancabilmente poi piange sul latte versato e il tempo perso, e vive di gastriti per questo.

Esco, non esco, dormo, leggo, viaggio, dipingo...no, cazzeggio su Amazon, che mi ha regalato un'idea bislacca per l'attività in cui sono maestra di cui sopra.
Ho un'agenda meravigliosa dedicata al mare che mi era arrivata con Hoppìpolla che mi spiaceva non usare, ci ho annotato pensieri, appuntamenti, robe da fare in quest'annata ricca e travagliata.
E qualche giorno fa mi sono comprata una di quelle stampantine termiche (una delle più economiche) a cui non avrei dato mezza chance e che invece con mia sorpresa è molto versatile e mi ci sto trastullando. Mentre stavo ripulendo il telefono da tonnellate di scorie fotografiche (un’altra mania…fotografare la qualunque...), sbam! È arrivata lei, l’ideona uccidi tempo.
Ho sempre avuto questa mania delle agende, dei diari, degli appunti di vita da tenere, da appuntare, da condividere che altrimenti mi sembra di scomparire.
Alcune di queste agende da adolescente le ho ancora, non c'erano i potenti mezzi di oggi e sono tutte disegnate, mi spiace buttarle.
Ecco, ci sono ricascata. Appunti, foto, pensieri, robe bellissime e qualche contrattempo, come quella richiesta di divorzio vigliacca mandata per raccomandata dopo trent'anni, che una breve telefonata pareva brutta. Ma tutto passa, anche tu.
Rivedendo le foto, tanta roba bellissima. Ma tanta.
Cose da mettere via e non dimenticare.
Appunti di viaggio e di vita.
Altrimenti che si vive a fare?
Tiè.





Ferragosto con Ari e i beni FAI

Ogni anno il 15 di agosto si ripropone l'annosa questione di come e dove passare questa festa comandata. Che poi niente vieta di starsene a casa e rinunciando a code chilometriche, folla e altri fastidiosi eventi, e difatti avevo programmato di fare una cosa semplice e in famiglia a casa dei miei, ma poi girovagando in rete mi è cascato l'occhio su uno degli eventi del FAI: un picnic con visita guidata al Monastero di Torba. E complice la mia tessera rinnovata mi sono detta: perchè no? E mi son portata dietro la mia recalcitrante figlia minore, che a dir la verità è stata fin troppo accomodante vista la mia tendenza a strafare.

Partiamo con largo anticipo, ma in realtà non trovo traffico e visto che l'evento guidato era previsto per le dieci e mezza ne approfittiamo per fare colazione ed esplorare i dintorni. C'è un sito archeologico nel comune vicino di Castelseprio, ma apre nel pomeriggio. Decidiamo di tornare più tardi.

MONASTERO DI TORBA 

Come tutti i beni FAI il posto è curatissimo, ben tenuto e molto bello.

La visita come sempre è stata ben condotta ed esaustiva, completa di piccoli aneddoti e curiosità. Il sito è antichissimo e ha visto passare sopra di sé secoli di storia importante e io trovo sempre incredibile la resistenza al trascorrere degli anni di certi luoghi. La torre soprattutto porta i segni delle varie vicissitudini storiche e dei vari avvicendamenti e cambi di proprietà.
Al termine della visita ci siamo sedute sul pratone di fronte alla torre e abbiamo gustato il nostro picnic. La zona è immersa nel verde ed essendo un evento su prenotazione è tutto molto tranquillo. La giornata non è bellissima, il cielo è coperto, ma questo ci risparmia un po' dal caldo.
Stiamo sdraiate per un po' sul prato a goderci l'arietta e a rilassarci e poi decidiamo di saltare la visita dei siti archeologici in loco.
Ari non è molto in forma, io volevo vedere Villa Panza da un sacco di tempo, cambiamo i piani per la giornata.
Scambio due chiacchiere con la guida del monastero di Torba, gentilissima, e lei ci consiglia anche una visita ad un altro bene FAI, Casa Macchi, e quindi il pomeriggio è presto disegnato. Ci mettiamo in macchina e con calma raggiungiamo le nostre destinazioni.






VILLA PANZA

E in uno dei miei colpi di coda siamo arrivate qui.
Un colpo al cuore di bellezza. ❣️
Villa Panza, nel cuore di Varese, è bella da mozzare il fiato, tanto bella che ad un certo punto Ari si è messa a ballare in uno dei suoi saloni. Come ogni bene FAI tutto è estremamente curato, con guide che nei vari punti ci danno indicazioni e ci spiegano brevemente cosa stiamo vedendo.
E' un sito un po' particolare, unico nel suo genere: ad un certo punto della sua storia la villa settecentesca è stata trasformata in un mostra permanente d'arte moderna, con gli spazi ai piani superiori che presentano particolarissime opere di luci e colori, che sono proprio parte di queste opere. Se quello che ci si aspetta da villa Panza è un'opulenza di arredi e lusso inevitabile arriverà la delusione.
Ma io sono da sempre un'appassionata di ogni forma d'arte e ho una figlia iscritta al liceo artistico, ci siamo approcciate alle opere con la mente aperta e un'insaziabile curiosità e il personale, forse nel vederci così prese, si è dilungato molto a spiegarci come è nato tutto questo. Notevole e affascinante lo studio cromatico del corridoio!
Il bellissimo giardino all'italiana, curatissimo e arricchito da fontane e da un giardino delle ninfee, completa il quadro. Ce lo siamo gustato con calma in tutto il suo perimetro.
Da ultimo ma non poco importante, c'è un parcheggio interno che è gratuito per i soci FAI, nella zona le strade sono strette e questo ci ha agevolato non poco.
Io e Ari abbiamo deciso che torneremo, incuriosite di sapere quale sarà la resa luminosa con il cielo terso di alcune opere presenti.
Non metterò troppe foto: è da vivere.








CASA MACCHI

L’incanto senza tempo di Casa Macchi. ❣️
La casa è stata donata interamente al FAI nel 2015 dall'ultima erede, Maria Luisa Macchi, con la clausola di lasciarla esattamente com'era, congelata nel tempo.
Lei, Maria Luisa, dopo aver lasciato la casa in cui aveva vissuto con i genitori, scelse poi finalmente di lasciare questo nido estremamente riservato e di girare il mondo, forte di ben due eredità. Non si è mai sposata e non ha mai avuto figli.
E il FAI, con un importante opera di ristrutturazione, ha lasciato davvero tutto com'era...è come se i Macchi, famiglia molto particolare, non se ne fossero mai andati. I vecchi centrini, le tovaglie rammendate, i piatti sbeccati, gli oggetti personali, le foto, i corredi e i vestiti negli armadi, le carte sulle scrivanie, i giornali sparsi in giro...è come se nessuno avesse mai lasciato la dimora e i proprietari, fuori dal tempo come hanno sempre vissuto, fossero ancora lì. Ci si aspetta che ad un certo punto compaiano per buttarci fuori tutti, loro che tenevano così gelosamente alla loro privacy.
E anche qui, a completamento del tutto, un piccolo ma delizioso giardino fa da cornice, con piante esotiche, rose, fiori, alberi ombrosi...e le alte mura della casa a chiudere tutto come un recinto, lasciando il rumore e il mondo fuori.
Non meraviglia che Maria Luisa ad un certo punto della sua vita abbia voluto aprirsi all'esterno, ma non meraviglia affatto che abbia voluto conservare la casa in cui aveva vissuto e che per tanti anni l'ha protetta esattamente uguale ai suoi ricordi.
Mi sarebbe piaciuto conoscerla, Maria Luisa. ❣
Proprio un bel ferragosto, ricco di cose, di visioni e sensazioni ma placido e calmo, ci siamo prese anche tutto il tempo per osservare il paesaggio nei trasferimenti in auto.
I luoghi che abbiamo lasciato in sospeso li visiteremo in seguito, c'è ancora tanto da vedere.