lunedì 20 aprile 2026

Seguendo il fiume a Sesto Calende, fuga domenicale

Malgrado le perplessità iniziali dovute al mal tempo, alle mie ernie e alla macchina fuori uso, alla fine sono partita per la mia gitarella domenicale.

Me la sono presa con calma durante il viaggio di andata, poco traffico e mi sono goduta la musica e a Sesto Calende ho trovato un tempo splendido, sole e cieli azzurri solcati da nuvolette soffici, il mio umore ha fatto un salto di qualità.

Ho preso in prestito la macchina di Ali, è una scatoletta che se tocco i 100 mi urla addosso manco stessi fondendo il motore con la forza della mia frustrazione.
Uguale alla padrona, sputata.

Sono arrivata al mio appuntamento con il FAI presso l’Abbazia di San Donato con largo anticipo, ho fatto due passi e ho consumato le mie focacce dell’Esselunga lungo la via. Il treno in realtà è comodissimo poiché la stazione si trova in un punto strategico, mi spiace davvero per il contrattempo perchè arrivarci in macchina è stato comunque uno sbattimento.


Le visite con il FAI (in questo caso esclusiva per i soli volontari attivi) sono sempre una garanzia. L’entusiasmo, la preparazione e l’amore per la storia e per l’arte dei volontari visti dal di dentro non mancano mai di meravigliarmi, l’abbazia poi è un autentico gioiello. 

Antichissima, BELLISSIMA e ancora in piedi nonostante catastrofi, guerre e altre calamità, sono visibili strato su strato tutte le manipolazioni che gli sono passate sopra e quando visito questi luoghi così antici mi pare di sentire l’infinità di voci e canti che sono rimbalzati su questi spessi muri e l’eco dei passi che hanno solcato queste navate. 


I volontari mi hanno poi suggerito una visita all’Oratorio di San Vincenzo, a soli dieci minuti di strada a piedi, che sorge su antichissimi insediamenti preistorici, era chiuso ma effettivamente è bello anche da fuori. E’ immerso in un bellissimo paesaggio, mi sono seduta a far riposare la schiena all’ombra circondata da prati fioriti, farfalle, boschi e silenzio. E pochissimi umani all’orizzonte, il mio ideale di pace.


In realtà il luogo è da anni oggetto di scavi archeologici da parte di studenti dell’Università di Milano che stanno ricostruendo la storia degli insediamenti umani attraverso i secoli. La guida del museo mi ha detto che al termine dei lavori ricoprono tutto, e che ogni settimana si tengono incontri con gli esperti che tengono seminari pubblici in loco per parlare di come procedono gli scavi e delle nuove scoperte, ma essendo giorni infrasettimanali per me è impossibile partecipare, mi sarebbe piaciuto.


Mi sono poi diretta verso il bosco, al monumento naturale regionale di Preja Buia che si trova a un centinaio di metri dall’Oratorio. Si tratta di un enorme masso erratico con accanto due massi di dimensioni minori e di epoca quaternaria. E’ fatto di serpentino, una pietra verde luccicante al sole che presenta sulla superficie petroglifi e coppelle. 

Pare abbia anche un forte magnetismo che fa impazzire le bussole ma non avendone una con me non ho potuto accertarmi della cosa. 

I petroglifi suggeriscono che fosse un luogo di culto preistorico, molto probabilmente un altare sacrificale e ci sono moltissimi miti e leggende locali che riguardano questo luogo misterioso e mistico. Di tutto quello che ho visto è il monumento che mi ha affascinata di più, un sopravvissuto dei moti della terra e di civiltà antichissime, mi ci sono soffermata parecchio, godendomi il silenzio e lo scintillio verde della pietra.


La mappa poi mi suggeriva la presenza nei pressi di un dolmen, l’ho cercato per un po’ ma avrei dovuto addentrarmi nel fitto del bosco ed ero da sola, ho promesso alle mie ragazze di non rischiare mai il culo e quindi sono tornata indietro. La guida del museo mi ha detto che in effetti ci sono stati scavi ma risalgono a molto tempo fa e che non è rimasto praticamene più niente, ma io avrei voluto andarci ugualmente.


Di ritorno mi sono appunto fermata al museo cittadino, ospitato nel palazzo comunale dell’ottocento e sede di tantissimi reperti sulla storia del territorio e soprattutto della civiltà celtica di Golasecca, dalla fine del III millennio a.C. all’alto medioevo. 

La civiltà celtica che si insediò a Golasecca venne in contatto attraverso le vie fluviali con la civiltà del mediterraneo e in particolare con gli etruschi, dando il via ad intensi e pacifici scambi culturali e commerciali. Ho avuto una botta di culo, ero la sola visitatrice e la guida mi ha raccontato il mondo sui celti del territorio e sulla cultura celtica in generale, che io ho sempre trovato affascinante. Io sono una visitatrice curiosa, l’entusiasmo probabilmente è stato contagioso e abbiamo chiacchierato per un sacco di tempo, sono uscita dal museo con gli occhi a cuoricino. Non finirò mai di ringraziarla per la gentilezza e la disponibilità, ho imparato una montagna di cose.


Al termine della mia gita e della giornata mi sono fermata a passeggiare sul lungofiume, godendomi lo scorrere dell’acqua prima di tornare a casa. Mi sono stancata e oggi dovrà rimettermi insieme per andare a lavorare, ma ne è valsa la pena. Non sono riuscita in mezza giornata ad esplorare come avrei voluto, mi stanco in fretta, ma penso di tornarci in treno.

Un ringraziamento speciale alle amiche che mi accompagnano da lontano nelle mie scorribande e alle persone gentili sul mio cammino, siete anime preziose. <3


martedì 3 febbraio 2026

Recensione filati e altre futilità: imparando sferruzzando

Mentre aspetto che la schiena mi dia un po’ di tregua (punture di cortisone e via, dovrebbe risolversi finalmente) sferruzzo un po’.


Queste sciarpette piccole facili e molto carine una volta indossate, mi hanno dato modo dì imparare qualcosa ancora, come disfare e recuperare ferro o una maglia caduta e ad esercitarmi nella postura delle mani fino a trovare la mia ideale (che non ho ancora trovato ma arriverà).


Sto cercando di uniformare la tensione del filo per avere una trama uniforme, che per me al momento è la cosa più difficile.


Ho provato dopo tanti anni a ordinare del filato su Tessiland, qualche gomitolo fra i pregiati per fare le sciarpine ai ferri, poiché a me l'acrilico proprio non piace. Non mi piace la sensazione al tatto e non mi piace la sensazione all'indosso, per quanto di buona qualità.
A differenza del passato, Tessiland è dal mio punto di vista piuttosto cara, senza praticamente mai offerte, ma hanno una soglia bassa di minimo d'ordine senza pagare le spese di spedizione, da qui la scelta, incuriosita anche dalle recensioni.


Per ora ne sto testando due.
Il famoso Roxy (5% Lana 5%Viscosa 52%Poliestere 38%Acrilico dal peso di 50 grammi per una lunghezza di 125 metri, prezzo al gomitolo 3,50 euri, troppo per un acrilico) che ho scelto nella versione nero screziato d'oro.
E' molto peluscioso, il colore è bellissimo e scorre molto bene sull'uncinetto, naturalmente indisfabile, è maledettamente difficile recuperare un errore o cambiare idea. E io mi sono resa conto che per fare la sciarpetta bonton un gomitolo non mi basterà mai e sono dunque costretta a prenderne dell'altro. Questo succede quando si parte a bomba senza usare il neurone e senza un piano, cosa che faccio spesso.
La resa estetica è davvero molto bella ma io fra le mani sento la plastica, come dicevo personalmente non lo trovo piacevole. Per me il piacere di un lavoro manuale, qualunque sia, sta nel percorso e quindi non lo userò più. Però sono sensazioni molto personali, qualcuno potrebbe trovarlo al contrario molto piacevole.


L'altro che sto lavorando è invece un bellissimo filato e sto parlando del Mark, fra i più pregiati del sito e recensito sempre molto bene. E' composto dal 90% di lana merinos superwash e 10% seta tussah, 50 grammi corrispondono ad una lunghezza di 120 metri. Il prezzo è altissimo, un gomitolo costa 4,5 euro, ma in questo caso è adeguato. Certo, per fare un maglione XL non basta un rene, ma un paio di gomitoli non mi manderanno sul lastrico. Quando nella prossima vita sarò diventata una magliaia provetta potrei tentare l'azzardo.

L'ho scelto nella colorazione bianco e melanzana, che è bellissima e molto nelle mie corde, ma è un filato pro. Non è molto ritorto, rilascia molto peletto già durante la lavorazione e tende a separarsi come se non ci fosse un domani, il colore scuro non si vede sui miei ferri, anch'essi scuri e io sono una novellina.

Fortunatamente non ho ancora sbagliato perchè la vedo dura tentare un recupero in una trama dove non si vede un accidenti. Di contro la sensazione tattile è bellissima: scivola fra le mani, è morbido e confortevole, non punge.


Mi sto coccolando mentre, costretta a letto, lavoro la mia sciarpetta e visto che devo recuperare il gomitolo mancante di Mark, di questo ne prenderò ancora un pochino.